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:::  Itinerari in chioggia - 1

Lo staff di www.sottomarina.biz ha ideato per voi due simpatici itinerari turistici nella città di Chioggia, assai ricca dal punto di vista artistico; la scelta è ricaduta su due diversi percorsi perché, da un lato si è voluto creare un vero e proprio tragitto ideato per un turista sempre “a caccia” di monumenti, chiese ed edifici artisticamente prestigiosi da visitare, dall’altro lato, si è voluto invece creare una passeggiata rilassante di “contemplazione”, che ripercorra la città costeggiando la sua riva più pittoresca, anche se meno densa di monumenti. Per visitare in maniera più completa la città, lo staff consiglia di integrare entrambi gli itinerari.


L’itinerario 1, che si propone di presentare un percorso che penetra e attraversa il cuore artistico della città, inizia con il Museo Civico della Laguna sud, situato al di là della torre Santa Maria, in campo Marconi, all’interno dell’ex-convento di San Francesco fuori le Mura. Fu costruito dai francescani nel 1315 e sconsacrato nel 1806. Nel museo è esposta l’evoluzione storico-ambientale e sociale del territorio chioggiotto, informazioni relative all’integrazione dell’uomo nell’ambiente lagunare, fluviale e marino, riservando ampia attenzione alle relative imbarcazioni tipiche. La torre Santa Maria o porta Garibaldi, ha attualmente una struttura che risale al 1520; il frontone presenta un’effigie del leone di San Marco, simbolo di dominio della Serenissima sui suoi territori. A fianco della porta, sulla sinistra, nel sagraedo, il piccolo sagrato adiacente alla Cattedrale, c’è uno degli angoli più caratteristici della città: il Refugium Peccatorum, un gruppo marmoreo con statue settecentesche che raffigurano la Madonna col Bambino, sormontata da una cupola dorata; davanti ad essa i condannati a morte si dice sostassero per chiedere perdono alla Vergine dei propri peccati. Di fronte al gruppo marmoreo, nel giardinetto, si può ammirare un putto bronzeo di Amleto Sartori. La statua insieme alla balaustra si trovava fino al 1814 sulla scalinata dell’antico palazzo comunale, poi demolito. La cattedrale di Santa Maria Assunta fu costruita su un progetto di Baldassarre Longhena (1598/1682) nel 1623, dopo l’incendio del tempio preesistente. All’esterno, la facciata è rimasta incompiuta; all’interno si possono ammirare il battistero settecentesco di Alvise Cattajapietra, il pulpito di Bartolomeo Cavalieri con bassorilievi di Domenico Negri del 1677, l’altare maggiore di Baldassarre Tremignon. In una cappella laterale sono conservate le reliquie dei patroni della città Felice e Fortunato. Nella cattedrale è inoltre possibile osservare alcune tele di Gaspare Diziani, Massimo da Verona, Palma il Giovane e Cima da Conegliano. Nell’attigua sagrestia ci sono tele di Pietro Malombra, Benedetto Caliari, Andrea Vicentino, Natale Schiavoni, Alvise Benfatti. Al suo fianco si innalza il campanile, costruito alla metà del ‘300 in stile romanico (purtroppo non è accessibile ai visitatori). La cupola è un rifacimento del secolo scorso; anche le campane di bronzo sono dello stesso periodo. Al di sopra della porta è visibile un bassorilievo detto Madonna del Riposo del XIV secolo. Dopo il campanile, del 1393 è il tempio di San Martino, il cui interno può essere visitato solo in caso di allestimento mostre. È un tempietto in tardo gotico-veneziano: la cupola è ottogonale all’esterno e semisferica all’interno; la parte interna è decorata da mattoni dipinti e le pareti esterne sono decorate da archetti a sesto acuto in laterizio lavorato a mano. Nella cornice sotto il tetto e nel tiburio, gli archetti diventano a tutto sesto e vengono interrotti da piccole colonne con capitelli marmorei.
Dall’altra parte del corso c’è la chiesa di San Francesco ( chiamato “delle Muneghette”), un tempo dedicato a San Cristoforo. Durante la guerra di Chioggia, la chiesa e il convento dei padri Francescani fu distrutta, così loro furono costretti a trovarsi un’altra dimora (1385). Nel 1512 divenne monastero delle suore di Santa Caterina, mentre l’attuale ornamento risale al 1743. ci sono due tele all’interno, una attribuita a Van Dyck, con San Francesco che abbraccia la croce; e una sopra la porta a destra, di autore sconosciuto, che rappresenta l’impressione delle stigmate in San Francesco. Il soffitto è anch’esso decorato (da Giacomo Gaspari) e ci sono degli affreschi di Michele Schiavoni. Sul secondo altare a destra, c’è una scultura di Antonio Bonazza: l’Immacolata Concezione; d’autore ignoto, è invece il San Francesco che stringe un crocifisso, sullo sfondo dell’abside.
Proseguendo il percorso, a pochi metri, si erge palazzo Nordico-Marangoni, edificio costruito in stile neoclassico. Dall’altro lato della strada si può vedere palazzo Poli, casa paterna della pittrice settecentesca Rosalba Carriera in cui vi soggiornò, per un certo periodo, Carlo Goldoni. Una lapida murale sulla facciata li ricorda entrambi.
Al centro del Corso troviamo l’imponente Basilica di San Giacomo, ricostruita e riconsacrata al culto nel 1790.
La chiesa divenne basilica nel 1806, quando accolse la venerata icona della Madonna della Navicella, oggi conservata nel sontuoso altare maggiore; essa ricorda l’apparizione avvenuta nel 1508 sul lido di Sottomarina ad un povero ortolano, Baldassarre Zanon, della Beata Vergine, seduta su un tronco e poi dileguatasi a bordo di una navicella senza conducente. Il soffitto è affrescato dal pittore vicentino Mauri, che dipinse la scenografia, e dal pittore chioggiotto Antonio Martinetti detto “il Chiozzotto” . Sul lato destro c’è una pala d’altare composta di molte opere: i due santi nella parte inferiore sono di Giovanni Bellini;la parte superiore di Antonio Martinetti e l’affresco della Madonna al centro, proviene dal palazzo Granaio. La facciata è rimasta incompiuta.
Più avanti troviamo la loggia dei Bandi, è una ricostruzione dell’ ‘800 di stile rinascimentale. Il nome esemplifica l’uso antico dell’edificio: era infatti luogo di lettura degli avvisi ufficiali e delle ordinanze del Comune. A fianco della loggia, si erge lo stendardo (1713), complesso marmoreo raffigurante le tre Cariatidi e sostenente il pennone portabandiera.
Il piazza XX settembre troviamo la chiesa della SS. Trinità, riedificata nel 1703 da Andrea Tirali. Ha una pianta a croce greca con colonne corinzie; il presbiterio è chiuso solamente da delle colonne e da una cancellata barocca, che lascia intravedere l’Oratorio, appartenente all’antica confraternita dei Battuti, detta dei Rossi dal colore del saio, fondata da fra’ Paolo Barbieri nel 1525.
Subito vicino è il Palazzo Comunale anch’esso ricostruito il stile neoclassico durante la dominazione austriaca.
Proseguendo il tragitto troviamo uno degli edifici più antichi della città: il palazzo del granaio (1322) che fungeva da stabile per la conservazione del grano. Sulla facciata spicca un’edicola gotica con un’immagine della Madonna col Bambino in terracotta attribuita a Jacopo Sansovino (1486/1570).
Sul lato opposto, nell’omonima calle, si trova la chiesa sconsacrata di San Nicolò, ex-sede dell’ordine degli eremitani (1211); attualmente, essa è adibita ad Auditorium dove si tengono importanti iniziative culturali.
Sempre lungo il corso, più avanti, erge la chiesa di Sant’Andrea, rimaneggiata per l’ultima volta nel 1743, dopo l’improvviso crollo del porticato esterno. La chiesa è a tre navate; la cupola di quella centrale, incrociandosi con il transetto, forma una volta a botte, decorata dal pittore Luigi Cherubini. All’entrata, a sinistra, c’è il battistero di Sansovino. L’edificio ha al suo fianco la torre-campanile di stile romanico risalente all’XI-XII secolo e, in passato, usata come torre di difesa e di avvistamento militare. All’interno c’è una crocefissione di Palma il Vecchio (1480-1528).
Proseguendo lungo il Corso, si arriva all’estremità in Piazzetta Vigo, segnata dalla colonna Vigo, che fu scoperta nel 1763, durante gli scavi per la ricostruzione della torre del Palazzo Comunale. Sul capitello bizantino si erge un leone alato che tiene tra le zampe un libro sormontato da una spada; a causa delle sue piccole dimensioni rispetto al leone della vicina Serenissima, viene scherzosamente denominato dai veneziani “el gato”.
Più avanti è ubicata la stazione dei vaporetti, l’ “imbarcadero”.
Arrivati in piazzetta Vigo, alla nostra destra si leva il ponte di Vigo (attualmente in restauro), ossia il balcone della città. Fu costruito in muratura nel 1685, sotto il governo di Morosini e nel 1762 fu decorato con marmi d’Istria.
Il corso del Popolo è costeggiato da un lungo porticato ricco di negozi dove è possibile fare shopping; e se lungo il tragitto la pancia “brontola”, altra area migliore per gustare buon pesce non c’è se non in corso del Popolo.


• Inserito domenica 16 marzo 2003 alle 13.57 da Paola - Versione Stampabile

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Chioggia - Sottomarina
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