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::: Itinerario in chioggia - 2
Itinerario rilassante, possibile ritorno del precedente , magari dopo essersi fermati per un buon pranzo a base di pesce al ristorante “le Baruffe”, parte da piazzetta Vigo, per arrivare a calle San Giacomo.
Attraversando il ponte di Vigo, il balcone della città, con splendido panorama per pose fotografiche, si passa sopra la riva Vena, la più pittoresca della città. Proseguendo diritto verso il canale San Domenico e oltrepassando un ponte, ci si ritrova in un’altra isoletta, dove è possibile visitare una chiesa omonima al canale, San Domenico, (1287/1298). Dell’antico tempio sono rimaste due testimonianze: il bassorilievo della Vergine con il Bambino con il podestà Andrea Zeno genuflesso – opera oggi murata nel campanile – e una formella in marmo d’Istria con San Domenico, sita in un pilastro nella cappella a lui dedicata. L’attuale chiesa, in stile barocco, fu progettata nel 1745 dall’architetto Pietro Pelli. Esternamente la facciata si presenta incompleta, in nudo cotto e priva di decorazioni marmoree e pilastri tipicamente barocchi. All’interno, grandi finestroni rettangolari rendono ancor più lucente il bianco delle pareti. La chiesa è ricca di pregevoli tele: sopra l’ingresso della Chiesa c’è un’opera di Alvise Benfatti, Gesù nell’orto degli Ulivi”; a sinistra ci sono due importanti tele del tardo Manierismo veneto del 1617. nella prima cappella c’è una pala di Andrea Viventino rappresentante il martirio di Pietro, santo domenicano,e nella seconda cappella c’è una statua di marmo del patrono; nella terza cappella si può ammirare una pala del chioggiotto Antonio Vinelli. Attribuito a Tintoretto, prima del presbiterio è l’ “Apparizione del Crocefisso a San Tommaso d’Aquino”. Mel presbiterio troneggia il Cristo* e dopo il presbiterio, nell’angolo destro, “La deposizione del Cristo”, pala di Leandro Bassano. Sopra il confessionale, so nota l’ultima opera del Carpaccio (1520), “San Paolo”. Nell’ultima cappella c’è una pala di Vicentino e una statua di San Pio VI. Poco più avanti è un confessionale attribuito alla scuola del Brustolon.
Cristo*: è un gigantesco crocifisso in legno di salice presente dal 1812 nella chiesa di San Domenico. È alto 4,87 metri per 3,50 metri di larghezza e pesa circa 180 kg. Tipica è l’espressione crudamente realista del cristo agonizzante con la bocca socchiusa se visto da sinistra, e immobile, oramai morto, se visto da destra. La leggenda vuole che sia stato ritrovato in mare il volto e che alcuni pescatori abbiano poi adattato il tronco e la croce. Da lì fu chiamato CRISTO DEI PESCATORI; l’ immagine miracolosa del crocifisso, un tempo veniva ritratta sulle vele dei bragozzi e venerata dai pescatori chioggiotti.
Ripercorrendo la stessa strada verso il Ponte di Vigo, ma non oltrepassandolo, si può costeggiare il canal Vena, come sopraddetto, è questa la riva più pittoresca e magica della città.
Procedendo si arriva a Palazzo Grassi, recentemente ristrutturato e oggi simbolo della città e sede di importanti istituzioni locali tra cui quella di sede staccata di Biologia Marina dell’Università di Padova, ubicato nella calle omonima; pare che la costruzione sia stata inizialmente attribuita al Longhena, ma più probabilmente è opera di Tirali. La parte esterna è classicheggiante e di particolare pregio risulta anche la decorazione marmorea del cortile interno. Continuando la passeggiata che segue l’andamento della canale, ci si imbatte in palazzo Listati-Mascheroni, anch’esso classicheggiante le cui pareti dell’edificio, lavorate a pannelli e cornici, donano una particolare eleganza.
Avanzando sempre lungo la riva, l’ultima chiesa della Serenissima, è la chiesa dei Filippini, costruita tra il 1768 e il 1772 su progetto di Giuseppe Canore e sotto la direzione di Giacomo Tancredi. La navata è cadenzata da finti pilastri dai capitelli corinzi e divisa da un architrave sopra cui si frastagliano ampie finestre rettangolari. Il soffitto fu affrescato nel 1865 da Giacomo della Casa; all’interno sono custodite alcune tele di fine ‘700 e inizi ‘800 di Pace Pase, Paolo Pel lesina, Antonio Vinelli e Francesco Fontebasso.
Continuando per pochi metri sulla sinistra, incrociamo calle Santa Caterina dove c’è l’ingresso del convento e della chiesa di Santa Caterina, purtroppo attualmente inagibili. La costruzione risale alla fine del XIV secolo ed è di architettura romantica.
Da qui, si può decidere di proseguire diritto fino a calle San Giacomo, o di tornare sul corso attraverso il ponte della pescheria, così chiamato perché consente l’ingresso al piazzale dove ogni mattina dalle 8 alle 12.30 escluso il lunedì, si tiene il mercato del pesce; esso merita una visita, perché è come una parziale fotografia che lascia intravedete l’autentica vita popolare chioggiotta e dove si trova freschissimo pesce (sogliole, triglie, granchi, seppie, orate e branzini, cozze, vongole..), pescato la notte precedente dai pescherecci locali e presentato su una cinquantina di banchi di marmo e acciaio.
• Inserito domenica 16 marzo 2003 alle 14.09 da Paola - Versione
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